No rules bitter: la storia della Stray Dog

Bibbiano, Villaggio della Birra 2010. Sotto i tendoni della vecchia sede dell’evento, tra l’assetata moltitudine che si aggira per i numerosi stand sta riscuotendo molto successo una certa bitter ale presente allo stand di Toccalmatto. E’ un prodotto all’esordio assoluto, e nemmeno lo staff del birrificio ha le idee molto chiare al riguardo: in Agosto erano tutti in ferie e Bruno, lasciato in libertà in sala cottura, aveva pensato bene di dedicarsi una cotta del suo stile birrario preferito. D’altronde, non è per questo che si aprono i birrifici?

Stray_Dog

La vecchia bottiglia da 75cl

Servita rigorosamente in cask, incontrò immediatamente i favori di pubblico e critica, tant’è che sembrava si facesse fuori un fusto ogni 15 minuti. “Zurgo’s bitter ale”, “Boero’s bitter”, “Allo’s bitter”, “ZMRPSKY” o qualcosa che assomigliasse il più possibile a un codice fiscale polacco… la rotazione era serratissima, ma la supercazzola era dietro l’angolo: talmente nuova da essere ancora senza nome, alla futura Stray Dog venivano dati nomi diversi a cadenza di un quarto d’ora. Così, per vedere di nascosto l’effetto che faceva su una platea già non propriamente lucidissima, vista anche l’ottima selezione del festival che in quell’edizione vedeva Glazen Toren in formissima, oltre che De Ranke, Hof Ten Dormaal, Saint Hélène (con cui poi si sarebbe fatta una splendida collaboration, ma questa è un’altra storia). Vi sareste stupiti di quanti avessero preferito quella attaccata mezz’ora prima o ritenuto quella servita un’ora dopo una spanna sulle altre 😀

Stray Dog Label

Tiri mancini all’intellighenzia birraria a parte, l’idea di fondo della Stray Dog (ormai direi che possiamo chiamarla col suo nome, no?) era quella di rendere omaggio non solo allo stile preferito del fondatore di Birra Toccalmatto, ma nello specifico a una bitter in particolare. Un pezzo di storia, forse oggi ingiustamente trascurato, ma che ha sempre rappresentato uno degli archetipi del genere: la Landlord di Timothy Taylor. Malto Golden Promise, luppolatura tradizionalmente britannica, note maltate di cialda e toffee, corpo esile ed alcolicità contenuta, tutto studiato per berne a secchiate. Ma si sa, non siamo fatti per fare cover tali e quali, o si fa a modo nostro o niente. L’occasione era quella giusta per sperimentare, per la prima volta in Italia, con una varietà di luppolo da poco arrivata dagli Stati Uniti, il Citra. Esaltando il tutto con un amaro più contemporaneo, con note fruttate, agrumate e floreali, la Stray Dog divenne uno dei nostri più grandi successi di critica e pubblico, fino a diventare, appena un anno dopo, la miglior bitter del mondo secondo Ratebeer.

StrayDog33NEW copia

La nuova versione da 33cl

Ora che avete abbastanza background storico per stupire gli amici al pub con la vostra cultura, dirigetevi dal vostro publican di fiducia ed esigete una Stray Dog.

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